"La giustizia tributaria pilastro dello Stato di diritto"
"La giustizia tributaria e' uno dei pilastri dello Stato di diritto: tutela il contribuente di fronte al potere degli enti impositori",
afferma Carolina Lussana, presidente del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, l'organo di autogoverno dei
circa 2500 giudici tributari.
In concreto, cosa significa?
"Significa garantire il pagamento della "giusta imposta". Il fisco e' indispensabile per sostenere la spesa pubblica ma non
puo' esserci arbitrio. Deve sempre operare nel rispetto della legalita', dei diritti fondamentali e dei principi di equita' e
proporzionalita'. La giustizia tributaria serve a mantenere in equilibrio il rapporto tra Stato e contribuente".
E' una tutela per il cittadino?
"Senza dubbio. Il contribuente puo' difendersi contestando gli atti dell'Amministrazione finanziaria - dagli avvisi di
accertamento alle cartelle di pagamento, fino ai provvedimenti sanzionatori - davanti a un giudice specializzato".
Si tratta di un controllo solo "formale"?
"No, ed e' questo il valore aggiunto. Il giudice tributario non si limita a verificare la correttezza formale dell'atto, ma ne
valuta anche la legittimita' sostanziale. Controlla, cioe', non solo "come" l'amministrazione agisce, ma anche "se" agisce
in modo giusto. E' un presidio contro eventuali eccessi del potere impositivo".
Quanto conta la "prevedibilita'" delle decisioni?
"Moltissimo, perche' la prevedibilita' e' strettamente legata alla fiducia. I cittadini devono poter comprendere le decisioni e
quindi prevederne gli esiti, almeno in linea generale. Questo migliora anche la qualita' delle sentenze, la chiarezza delle
motivazioni e l'efficienza dell'intero sistema".
Prevedibilita' uguale crescita economica?
"Assolutamente si'. La prevedibilita' del sistema fiscale e giudiziario e' un fattore decisivo per gli investimenti, soprattutto
stranieri. Un imprenditore che guarda all'Italia deve sapere che esistono regole certe, applicate in modo coerente.
L'incertezza, al contrario, genera insicurezza e scoraggia l'iniziativa economica".
Si e' concluso il primo concorso per magistrati tributari professionali. Cosa cambia?
"Cambia l'intero assetto della giustizia tributaria, fino ad oggi caratterizzato da un impianto onorario. E' un passo
importante verso una maggiore specializzazione e una piu' solida indipendenza".
Una svolta?
"Si', anche sul piano della credibilita'. Un giudice percepito come realmente terzo, competente e indipendente rafforza la
fiducia dei cittadini e degli operatori economici".
Le sfide dei prossimi anni?
"Sicuramente l'innovazione tecnologica. L'ingresso dell'intelligenza artificiale nell'amministrazione della giustizia tributaria
e' un passaggio inevitabile, che puo' portare benefici in termini di efficienza e gestione dei dati".
Rischia di sostituire il giudice?
"No. L'intelligenza artificiale e' uno strumento utile ma la decisione finale deve restare umana. L'autonomia del giudice
non puo' essere compressa dalla tecnologia".
Il rapporto tra fisco e contribuente come dovrebbe evolvere?
"Dovrebbe orientarsi verso nuovi approcci. Penso, ad esempio, alla cosiddetta compliance fiscale, cioe' a un'adesione
spontanea e consapevole agli obblighi tributari. Servono pero' regole chiare, un'azione amministrativa prevedibile e un
rapporto basato sulla correttezza reciproca".
In una definizione, chi e' il giudice tributario?
"E' il garante dell'equilibrio tra la potesta' impositiva dello Stato e i diritti del contribuente. Un ruolo oggi molto piu' ampio
e complesso rispetto al passato".
Non piu' solo un giudice "tecnico"?
"Esatto. Come ho detto, non e' piu' soltanto il giudice della legittimita' formale dell'atto, ma sempre piu' il giudice del
rapporto fiscale nel suo complesso. Deve valutare la sostanza dell'imposizione e non limitarsi agli aspetti procedurali. E'
chiamato a garantire la correttezza sostanziale dell'imposizione, vigilare sul rispetto del contraddittorio e intervenire in
presenza di comportamenti abusivi. Allo stesso tempo, svolge anche una funzione di equilibrio, contribuendo a ridurre i
conflitti inutili e a favorire soluzioni ragionevoli".
E l'amministrazione finanziaria?
"Deve evolvere parallelamente, puntando su atti chiari e ben motivati, sul rispetto del contraddittorio preventivo e su una
maggiore coerenza interpretativa. Solo cosi' si puo' ridurre la conflittualita' con il contribuente".
Il sistema oggi su cosa si regge?
"Troppo spesso su strumenti straordinari, come le sanatorie, o su un uso molto rigido delle sanzioni. Soluzioni che
possono funzionare nel breve periodo, ma che non garantiscono stabilita' nel lungo termine".
Quale alternativa?
"Costruire un sistema fondato su una fiducia regolata tra fisco e contribuente: regole certe, comportamenti coerenti ed equilibrio tra esigenze di gettito e tutela dei diritti".
La giustizia tributaria e' oggetto di una revisione territoriale. Ci sono problemi legati alla riorganizzazione delle Corti
tributarie?
"Non parlerei di problemi ma di una questione da affrontare con attenzione. La revisione della geografia giudiziaria,
rinviata al 2028, puo' incidere in modo significativo sull'accesso alla giustizia per i cittadini. L'obiettivo deve essere
migliorare l'efficienza senza sacrificare prossimita' e accessibilita', che restano elementi fondamentali per garantire i diritti
dei contribuenti".
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