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Thursday 16 July 2026 07:15

Magistrati tributari, par condicio e indipendenza dal MEF

Par condicio per i magistrati tributari che non vogliono recitare il ruolo di magistrati di serie B rispetto a quelli ordinari, amministrativi, contabili e militari. Ora che il primo concorso ha immesso in ruolo 173 nuove toghe alle prese con il tirocinio nelle Corti di giustizia e il secondo è ai nastri di partenza (il bando resterà aperto fino al 6 agosto ed entro il mese di settembre sarà nominata la commissione di concorso, si veda ItaliaOggi dell’8 luglio), il decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri (si veda ItaliaOggi del 23 maggio) rappresenta un’occasione da non sprecare per disegnare uno status della nuova magistratura tributaria che sia indipendente, imparziale e in grado di funzionare con efficienza.

 

Un’esigenza che, stando a quanto emerso dalle audizioni di ieri dinanzi alle commissioni riunite giustizia e finanze della Camera, mette d’accordo tutti: magistrati, avvocati tributaristi e organo di autogoverno, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, per il quale la presidente Carolina Lussana ha chiesto al Parlamento un rafforzamento in termini di personale e risorse, in modo da realizzare una maggiore indipendenza dal Mef, come chiesto in audizione anche dall’Uncat (Unione nazionale delle camere degli avvocati tributaristi).

 

 

“Abbiamo dipendenti che dipendono non dalla struttura del Consiglio di presidenza ma dal dipartimento giustizia tributaria del Mef, non abbiamo una figura dirigenziale di prima fascia, mentre il dipartimento ne ha tre, non abbiamo al nostro interno un ufficio studi e informatico, non abbiamo autonomia finanziaria”, ha denunciato Lussana che ha chiesto al Parlamento risorse “non solo a tutela dei nostri magistrati, ma a tutela dei cittadini contribuenti”.

 

 

Per la presidente del Cpgt la creazione del Dipartimento della giustizia tributaria presso il Mef non risolve il persistente problema dell’indipendenza e della terzietà della magistratura tributaria dovuto principalmente all’inquadramento della magistratura professionale all’interno del ministero dell’economia e delle finanze. “L’indipendenza deve essere effettiva, ma anche chiaramente percepibile, perché nel processo tributario una delle parti esprime il potere impositivo pubblico e la terzietà del giudice e l’autorevolezza dell’autogoverno devono risultare visibili nell’assetto delle regole e nella chiarezza dei ruoli”, ha spiegato.

 

 

Un tema, quello dell’indipendenza dal Mef, ritenuto cruciale anche dagli avvocati tributaristi. “Serve un’organizzazione coerente con quella di una vera giurisdizione”, ha osservato il presidente di Uncat, Gianni Di Matteo. “Chi giudica le controversie tra cittadini e amministrazione finanziaria deve essere, e apparire, pienamente indipendente da entrambe le parti”. In questa direzione vanno le proposte di impedire che un magistrato transitato dagli organici dell’Agenzia delle Entrate giudichi, senza un congruo periodo di incompatibilità, le controversie del proprio precedente ufficio. Inoltre secondo Uncat va ridotto il ruolo gestionale del Ministero dell’economia, attribuendo ai presidenti delle Corti un effettivo potere di organizzazione degli uffici.

 

 

Per l’Uncat lo schema di decreto non impedisce che un ex funzionario venga assegnato alla Corte competente sulle controversie del medesimo ufficio presso il quale ha lavorato fino a poco tempo prima. E un giudice potrebbe trovarsi a decidere cause nelle quali operano suoi ex colleghi, relative a prassi amministrative che conosce dall’interno o ad atti alla cui formazione potrebbe avere partecipato. “Non basta che il giudice sia imparziale: deve esserlo anche agli occhi del contribuente”, ha concluso Di Matteo.

 

La presidente Lussana, nell’esprimere una valutazione complessivamente favorevole allo schema di decreto legislativo, ha sottoposto all’esame delle commissioni alcune proposte di integrazione. A cominciare dalle decadenze automatiche in caso di condanne per delitti comuni non colposi. Per il Cpgt appare necessario escludere qualsiasi automatismo e rimettere alla valutazione del consiglio la scelta della sanzione da comminare. E anche la disciplina delle incompatibilità territoriali va, secondo Lussana, attenuata mediante l’introduzione di una valutazione di incompatibilità in concreto rimessa al consiglio analogamente a quanto previsto per la magistratura ordinaria.

 

 

Ai magistrati tributari vanno poi estese le norme e gli istituti applicabili all’ordinamento delle altre magistrature in materia di accesso ai concorsi di secondo grado, come ad esempio referendario Tar, consigliere di Stato, avvocatura dello Stato, referendario Corte dei Conti, incarichi di revisione contabile, iscrizione all’albo degli avvocati e a quello dei dottori commercialisti. Senza dimenticare l’esigenza di estendere anche le misure in materia di porto d’armi e tesserino di riconoscimento.

 

Lussana ha infine difeso la norma che prevede un punteggio aggiuntivo nei concorsi per chi ha svolto funzioni nel Mef. “Per cambiarla”, ha spiegato, “bisogna intervenire per via legislativa, però se non ci fosse sarebbe una norma distonica rispetto a tutte le altre norme concorsuali, perché in ogni procedura concorsuale è previsto un punteggio aggiuntivo se si è svolta una precedente funzione nella pubblica amministrazione”.

Francesco Cerisano